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Apr 29

ANCHE GLI ECONOMISTI SONO AL SERVIZIO DEI PADRONI

Purtroppo l’odio fa perdere la testa. E come diceva Almirante per perdere la testa bisogna avere la testa. Per il principio costituzionale di innocenza fino alla condanna definitiva (art. 27 Cost.) dobbiamo riconoscere al Dott. Innocenzo Cipolletta la buona fede, ma dobbiamo censurare nel merito le sue affermazioni esposte in una intervista al Corriere della Sera del 4 aprile. L’ex direttore generale della Confindustria condivide la scelta di Montezemolo ad entrare in politica, come pure il ritratto spietato che quest’ultimo ha esposto sull’Italia. Cipolletta, che di economia se ne dovrebbe intendere, avendo guidato le Ferrovie dello Stato, sostiene che la riforma della Giustizia ed il federalismo non riguardano milioni di cittadini che hanno problemi di reddito, nessuna certezza per l’avvenire e timori sulla sicurezza.

Come sosteneva Dahrendorf, la crescita economica è essenziale per risolvere i problemi reali, eppure è una condizione necessaria ma non sufficiente a risolverli. Perché da sola la crescita economica tende a lasciare privo dei diritti di cittadinanza chi è da troppo tempo povero e chi è disoccupato a lungo. Togliere i diritti dei singoli attribuendoli a collettività, piccole o grandi, apre la strada ad un mondo di privilegi e di oligarchi che, oltre a non rispettare la libertà, funziona al peggio. Per di più, la pretesa dell’economia di fare da sola finisce per minare perfino la sua stessa capacità di svolgere bene le sue funzioni. Sfugge al Dott. Cipolletta che in Italia è proprio il problema irrisolto del Sistema Giustizia che impedisce la crescita economica e, comunque, la limita anche in fase di ripresa globale.

Non si tratta solo dell’incapacità ad individuare e perseguire i reati di corruzione, ma, più generalmente, dell’incapacità a far rispettare le regole. Un mercato dove il rispetto delle regole non sia garantito, e dove l’infrangerle non avvenga sotto la realistica e tempestiva minaccia di una punizione, è un mercato che si corrompe e non dà garanzie all’impresa. La Giustizia italiana con 10 milioni di processi in corso d’opera danneggia 20 milioni di cittadini, imprese, enti, associazioni, lavoratori, creditori che non vedranno rispettati i loro diritti. Gli investitori stranieri si guardano bene da impiantare una attività nel nostro Paese; vedranno vanificati i loro crediti, saranno coinvolti in estenuanti processi con i propri dipendenti, subiranno l’inerzia di una burocrazia assurda, ostacolo alle dinamiche del processo produttivo. La superfetazione legislativa e regolamentare finisce con l’essere una tortura per chi vuole rispettare le norme, mentre diventa un utile strumento per coloro che violano le norme.  I processi durano anni, tanto che si fa in tempo anche a dimenticarsene. I risarcimenti sono una chimera. Se vengo truffato, a chi mi rivolgo? Al giudice che sentenzia dieci anni dopo, sempre che lo faccia?

Posto che il Dott. Cipolletta non può non conoscere tali condizioni della crescita economica e considerato che sono le imprese, con i loro investimenti, a far aumentare il reddito nazionale e creare nuovi posti di lavoro, viene il sospetto che il Dott. Cipolletta commetta questi banali errori di valutazione al solo scopo di sostenere la scesa in campo di Montezemolo contro Berlusconi. Già l’operazione “dimettiti”, Fini, Rutelli, Casini ed il socio occulto Montezemolo del 14 dicembre non ha avuto l’esito sperato. Cipolletta affronta anche il tema della rivoluzione liberale, tradita dal Governo Berlusconi, che vorrebbe far rinascere l’IRI e Mediobanca. Anche su questo tema l’economista supporter dell’arcangelo Montezemolo scivola paurosamente.

Ancora ci è di aiuto Dahrendorf che ha rilevato come i grandi gruppi bancari e le burocrazie finanziarie, pensano solo a loro stessi, mutando la natura del capitalismo. Prima c’era il capitalismo di risparmio, fondato sullo spirito di responsabilità nel lavoro innovativo e sul limitare i consumi immediati, così da poter disporre di un domani soddisfacente. Dopo si è passati in modo sempre più spensierato al capitalismo di debito, ispirato allo sganciare il denaro circolante dal lavoro o dai prodotti realmente innovativi e al consumare nell’immediato senza freni , così da poter accaparrarsi subito il massimo possibile in barba agli altri. Dahrendorf sottolineava che sperimentalmente il capitalismo di debito indipendente dal debito non può reggere. Cioè non può reggere un capitalismo distaccato dal tempo e dalle persone. Occorre escogitare un rinnovato sistema che inglobi sì la volontà consumistica indotta appunto dal risparmio, ma che ci preservi dalla selvaggia logica fuori del tempo del capitalismo di debito. Perciò ancora una volta non può esserci un modello rigido. Ora più che mai occorre reinnescare un mercato funzionante, che attinga alla libera inventiva di ciascuno, che venga regolato da una partecipazione prodotta dal conflitto democratico e che sia attenta non solo agli interessi dei possessori di un determinato bene, ma anche agli interessi dei cittadini che vivono attorno a quello stesso bene e dal cui processo produttivo sono influenzati. Niente di tutto questo si può fare in una logica che prescinda dalla libertà individuale e che voglia puntare ad un modello statico illudendo di poter agire senza il pericolo di sbagliare. Pericolo di sbagliare che è insito ed inscindibile nella attività umana. Con Dahrendorf, siamo costretti a registrare che per alcuni, la libertà rimane una pura e semplice espressione verbale di comodo che,  nonostante priva di contenuti politici, assolve quanti ritengono di militare in formazioni ideali che ad essa si richiamano, svolgendo così il poco nobile ruolo d’utili idioti asserviti al neo capitalismo autoritario da cui ricevono l’ordine perentorio di smetterla di pensare, riuscendovi, per altro senza sforzo, alla perfezione. Poi il Dott. Cipolletta, in ossequio al compito affidatogli, ci parla della legge elettorale, che consente di mandare in Parlamento solo le persone che vengono nominate il base al loro grado di servilismo nei confronti dei capi. Omette Cipolletta di segnalare che qualsiasi legge elettorale determina tale risultato, prima con la legge proporzionale con preferenze (poi abolita con il referendum), poi il mattarellum in parte proporzionale e in parte con i collegi uninominali, dove le coalizioni dei partiti contrapposti indicavano chi volevano, ora il c.d. porcellum. Ci dica il Dott. Cipolletta quale deve essere la legge elettorale che possa favorire l’amico Montezemolo.

 

 

 

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