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Mag 07

Appello al mondo della psicologia

Si chiude con questo quarto articolo una breve panoramica di osservazioni sul lacerante tema del femminicidio. Un fenomeno di allarme sociale devastante, in netta crescita, che coinvolge la parte sana del Paese, ponendo in pericolo donne e bambini di differenti classi sociali. Non sembra che gli studiosi del fenomeno abbiano inquadrato le cause ultime della mano omicida e comunque non abbiano trovato un deterrente, almeno quale riduzione del danno. L’attualità degli eventi ci impone di piangere i morti, ma parimenti ci obbliga ad inventare qualche iniziativa che possa limitare la frequenza sconcertante di efferate violenze, di decessi, di soppressione di donne e bambini nell’ area deputata all’ amore, all’ unione familiare, ai sentimenti migliori che l’uomo può esternare.

L’ incubo, la paura di tante donne e bambini che vivono le violenze, le minacce, le persecuzioni dell’ ex marito, del compagno lasciato o che si è volontariamente allontanato, del fidanzato respinto o che ha abbandonato la giovane amata, in attesa di un eventuale esito nefasto, obbligano a prendere delle decisioni, ad attivare delle iniziative che almeno possano far prendere coscienza del fenomeno ed infrangere il muro del silenzio. Per questo dalle pagine di questo giornale lanciamo un appello a tutti gli operatori che lavorano in ambito psicologico per invitarli ad unirsi e creare insieme dei centri di informazione e dibattito sul territorio per coinvolgere direttamente uomini e donne alla educazione psicologica, ed a valutare che i comportamenti, gli atteggiamenti singoli sono psicologia vissuta che può essere analizzata dallo stesso protagonista ed essere esaminata criticamente una volta acquisite le nozioni elementari delle regole psicologiche, le coordinate fondamentali delle manifestazioni esterne del singolo soggetto. Una sorta di scuola collettiva su una materia che a scuola non si insegna e non si impara e che si ritiene si possa apprendere automaticamente nella fase della crescita, facendo appello all’ istinto, al carattere innato della singola persona.

L’educazione alla formazione psicologica collettiva può aiutare anche a vivere meglio, a rendersi conto del proprio sé ed a considerare le esigenze dell’ altro. È’ un’operazione molto difficile sul piano organizzativo che potremmo chiamare PEP ( piano esecutivo psicologico). Inizieremo coinvolgendo l’Ordine regionale Psicologi del Lazio, alcuni direttori di giornale, tutti i servizi sociali dislocati sul territorio, i consultori, le associazioni a difesa delle donne e dei bambini. Convocheremo una conferenza di servizio per dare inizio all’ esecuzione del piano, iniziando a predisporre una mappa con le postazioni sul territorio e redigeremo con l’aiuto degli psicologi un programma comune di prima elementare formazione psicologica che dovrà costituire la base comune della formazione alla conoscenza delle elementari dinamiche psicologiche. Donne e Uomini della Psicologia, solo Voi potete tentare di dare realtà alle parole di Cristo:”amatevi gli uni con gli altri”.

 L’uomo può trasformarsi da lupo in agnello se quelli che hanno in mano la chiave per aprire lo scrigno dei comportamenti saranno così generosi da offrire parte del loro sapere ai fratelli e alle sorelle che ne hanno bisogno. Un piccolo grande esercito buono di dotti in psicologia che porti la bella novella, che annunci la fine dei conflitti ed insegni alle genti a guardare oltre l’orizzonte. Forse solo gli psicologi potranno dare vita alla sempre auspicata prevenzione, nata morta (mai più altre morti, altri incidenti, altri dolori). Forse solo i sacerdoti buoni del cervello potranno consentire alle genti di crescere e migliorare analizzando se stessi. Come sostiene Fromm la maggior parte della gente ritiene che l’amore significhi “essere amati”, anziché amare, di conseguenza il problema è farsi amare. Quando si ritiene di non essere più amati o ci sono prove che tale sia, allora l’ingiustificata frustrazione scatena la grande fertilià dell’odio. Gli Psicologi hanno una importante funzione sociale favorire i luoghi dell’amore, dell’accoglienza, lontani dalla finzione afflittiva della pena.

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