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Mag 07

Difetto di purezza negli psicologi

La malattia dell’anima dovrebbe trovare conforto nel professionista che cura il disagio e l’ansia, in colui che attenua la forza interiore autodistruttiva o esternata contro l’altro. Il medico del malessere interiore ha svolto un percorso di studio e di allenamento per manifestare bassa emotività, capacità di autocontrollo, attitudine ad accompagnare il cammino di presa di coscienza dell’altro che soffre.

Il tradimento del difficile compito è dietro l’angolo. Sovente assistiamo a psicologi che si impongono di rifiutare ogni forma di angoscia e di disperazione, attaccati al loro sonno dogmatico, in assenza di responsabilità e di ogni possibile imputazione che riverberi sulla loro coscienza l’idea della fallibilità. Un mondo edenico raffigurato come un giardino felice di purezza e innocenza, che chiama sugli altri colpe e responsabilità.

Un contrassegno di fatuità, di viltà, in ogni ambito del pensare e dell’agire, ben mimetizzato dietro lo scudo delle teorie scientifiche non sottoposte al vaglio della falsificabilità. Sui limiti epistemologici della psicologia il dibattito è aperto da anni e i cattivi maestri non aiutano a far avanzare la conoscenza e come si dovrebbe agire per il progresso della stessa psicologia. Nell’immaginario collettivo si registrano molte resistenze non solo tra la gente comune, ma anche tra le fasce medio-alte della cultura e del sapere, che non hanno avuto modo di conoscere il mondo affascinante della psicologia. “100 anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio”, il libro di James Hillman e Micheal Ventura del 1993.

In alcuni fa difetto una convinta presunzione, una arroganza professionale, l’esatto contrario della funzione del medico del disagio, del dovere dell’accoglienza con la forza dell’amore, della tolleranza, della comprensione, verso coloro che hanno subito la violenza dell’odio dei loro simili (carnefici), i quali vanno accolti con la stessa comprensione.

Secondo l’Istat dall’anno di fondazione dell’Ordine degli Psicologi (1989) al 1998 si contavano 27mila psicologi iscritti all’albo, cioè uno psicologo ogni 2074 italiani; già nel 2007 gli psicologi erano 55mila, ossia uno psicologo ogni 1.072 abitanti mentre nel 2009 erano 70mila gli psicologi in Italia (un terzo di tutti gli psicologi in Europa). Sono previsti entro il 2014 circa 117mila psicologi in tutto il territorio italiano: uno ogni 512 persone. Sembra che solo il 50% di tutti gli psicologi iscritti all’albo di Stato lavorino come psicologi. Per gli psicologi specializzati in psicoterapia la situazione non è molto diversa.

Le 340 scuole italiane di psicoterapia hanno prodotto più psicoterapeuti in Italia che in tutta Europa. Nel 2009 c’erano 37mila psicoterapeuti (circa due terzi psicologi e un terzo medici). Se il trend formativo delle Facoltà di Psicologia continuerà nella direzione attuale, entro il 2016 ci saranno oltre 50mila nuovi laureati, con altri 25mila psicologi che successivamente si indirizzeranno alla specializzazione in psicoterapia. L’attività privata non è alla portata di tutti, stante gli alti costi (affitto dello studio, le varie tasse compresa l’Iva, commercialista, ecc). Inesistenti i posti pubblici per gli psicologi; la politica economica italiana degli ultimi anni vede dei tagli alla spesa pubblica (sanità, istruzione, ecc.) sempre più pressanti, il che rende sempre più precari quei pochi psicologi che lavorano già nel settore pubblico.

Si dice che la professione di psicologo e psicoterapeuta è più una missione che una professione vera e propria, un’opera di bene che consente di affievolire i problemi di ansia, depressione, attacchi di panico, anoressia, bulimia, disturbi alimentari, problemi sessuali, disfunzione erettile, problemi di relazione di coppia e familiari, psicoterapia individuale e di gruppo, psicosi, disturbo ossessivo-compulsivo, psicoterapia dell’età evolutiva, ecc. Un servizio per gli utenti che non ha scopi economici eccessivi, ma che risponde al codice etico, che si fonda su principi di correttezza professionale e di solidarietà e di impegno sociale.

Anche le tariffe ufficiali non sono particolarmente esose nei vari settori della professione: consulenza e sostegno psicologico; psicologia clinica; diagnosi psicologica; abilitazione e riabilitazione psicologica; psicoterapia, psicologia del lavoro e delle organizzazioni; psicologia dell’educazione e dell’orientamento; psicologia giuridica; psicologia della salute; psicologia dello sport; arbitrati.

Una questione decisiva nell’ambito della psicologia è quella dell’etica nella psicologia forense. Nelle moderne società industriali gli ordinamenti giuridici sono divenuti ormai di così ampia portata che le norme di diritto e di procedura sono penetrate in tutti i settori del comportamento sociale. Nel 1934 con il Tribunale per i minorenni, venne creato per la prima volta in Italia un giudice che potremmo chiamare “interdisciplinare”, il quale riconosceva rilevanza giuridica al comportamento di natura psicologica, sia ai fini dell’accertamento della responsabilità che ai fini della qualificazione e della quantificazione della pena. Il concetto di responsabilità “morale”, con il quale per la prima volta fecero il loro ingresso nel diritto le cosiddette scienze umane – e cioè la psicologia, la psichiatria, la sociologia, l’antropologia culturale.

Quell’aspetto piuttosto misterioso e sicuramente complesso che chiamiamo “personalità”. Successivamente, però, i forti cambiamenti nel diritto di famiglia, le problematiche connesse all’adozione dei minorenni, l’emergenza di tipologie di reato quali la pedofilia e l’abuso sessuale di bambini, ed altri fattori d’ordine culturale hanno provocato un sempre più esteso interesse del mondo giuridico a conoscere la personalità, o specifici aspetti della personalità. Delle tre professioni per alcuni aspetti affini – psichiatria, neuropsichiatria infantile e psicologia – quella che ha destato il maggiore interesse del mondo giudiziario è stata sicuramente la psicologia, probabilmente perché essa, in parte per il suo oggetto, ed in parte per i suoi strumenti (i test), è sembrata quella che poteva “dire di più” a chi deve giudicare, autorizzare, vietare, disporre.

Parallelamente alla diffusione della norma in “tutti gli aspetti della vita quotidiana dell’uomo”, il ricorso alla psicologia è diventato ed oggi è estesissimo, tanto che è impossibile tracciare un profilo generale delle sue applicazioni al campo giudiziario. Ed a questo punto si pone la domanda: esiste una specie di gruppo Bilderberg degli incarichi, delle nomine, delle carriere universitarie tra il variegato mondo della psicologia? Esiste un dominio di potenti personaggi che monopolizzano il mercato della domanda e dell’offerta di servizi psicologici? Sempre gli stessi, scambi di favori, perizie truccate, conflitti di interessi, collusioni, camarille, tutto nell’interesse delle vittime, dei minori, dell’interesse supremo della purezza del curativo verbo rigeneratore dell’anima, del bene interiore della liberazione delle energie negative, del controllo dell’emotività?

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