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Nov 28

FEMMINICIDIO, BOLDRINI E BOSCHI ANCORA NON CI SIAMO

Orizzonte forense periodico on line

 direttore responsabile: Carlo Priolo                                      28 ottobre  2016

FEMMINICIDIO, BOLDRINI E BOSCHI ANCORA NON CI SIAMO

L’acustica è colma di promesse, di iniziative da attivare, di gridate reprimende, di un silenzioso senso dell’orrore, di disapprovazioni scritte sul volto. Un dichiarato impegno per un impegno quotidiano contro la violenza di genere, in difesa delle donne, per l’affermazione dei loro diritti alla parità. Sovente si tratta di astratti furori o di visioni future di cambiamento della c.d. “mentalità”, meglio del modello antropologico culturale. Tutto molto bello, tutto molto giusto. Forse sarebbe migliore un silenzio del fare, considerato che le parole di riconoscimento verso la donna sono già state dette 500 anni fa forse da Shakespeare, forse da Anonimo: “in piedi, signori, davanti ad una donna”. La presidentessa della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini e la Ministra On. Maria Elena Boschi sono le testimonial delle giornate per le donne, dell’8 marzo, delle celebrazioni, delle marce e manifestazioni in memoria di mogli, mogli separate, fidanzate, compagne, amiche ed anche di quelle povere vittime ignare di aver suscitato passioni travolgenti, senza neppure conoscere lo sconosciuto innamorato, che ha dato seguito al suo immaginario fidanzamento con una firma di sangue. Le nuove icone del riscatto al femminile, della dichiarazione fulminante, dell’impegno a ricercare una possibile soluzione per la riduzione del danno, o almeno a limitare il fenomeno del c.d. femminicidio, che comprende ovviamente non solo i cruenti decessi, forse hanno sottovalutato almeno in parte il problema della pur minima prevenzione per quelle donne ancora in vita.  Gli omologhi delle due icone nazionali al maschile si affrettano ad informare che denunce sono diminuite ed il fenomeno sembra abbia registrato una inversione di tendenza, dimenticando che molte donne non denunciano più, considerato che gli effetti della denuncia sono tutti negativi e la protezione è pari a zero. Non solo, il maltrattatore, il potenziale femminicida rimasto impunito e neppure sottoposto a misure cautelari diventa più arrogante e pericoloso, considerato, altresì, il clima di omertà e paura che scatta quando concretamente i testimoni devono dichiarare di aver visto e sentito. E’ di ieri che un bambino di 10 anni è stato condannato dal giudice minorile e dalle sue cortigiane, psicologa forense e curatore speciale, a vivere in un lager di Stato, conosciuto come Casa Famiglia, su richiesta del padre, impunito maltrattatore e violento torturatore di madre e figlio (tra gli altri delitti, per un episodio di violenza avvenuto nel lontano 2013, che è ancora in fase di indagine, la denunciante, madre del piccolo, 3 giorni fa è stata accusata del reato di calunnia dallo stesso magistrato che dovrebbe indagare sulle violenze). Il nonno appresa la ferale notizia è morto per infarto cardiaco fulminante. Il padre somministra al figlio celiaco alimenti contenenti il glutine ed il giudice minorile sostiene che la madre sia “simbiotica” ed “alienante”, tale da mettere a rischio psicopatologico il minore e per il suo bene deve essere strappato all’affetto della dolce mamma. Oltre a questo orrendo crimine il padre, il Giudice e le cortigiane mettono a rischio la salute e l’incolumità del bambino. Sembra sia il cambiamento. Come predica il santo padre è l’anno della misericordia. Nessuno è al di sopra di ogni sospetto e quando si tratta di minori la corruzione viaggia ad alto valore aggiunto. Lo strapotere di alcuni magistrati genera l’orrore e consente che consulenti corrotti possano praticare impuniti la frode sulla vita di bambini e mamme. Non serve più la dazione di denaro, oggi la corruzione si avvale dello scambio di favori, così può essere facilmente occultata. Non è cosi assurdo ed incomprensibile come appare. Si tratta di un sistema di scambio di favori, incarichi e nomine molto lucroso. Un amalgama di gruppi e sottogruppi di consulenti, esperti sempre gli stessi, che prendono gli incarichi per gestire in proprio la vita di minori e genitori, formulando diagnosi di patologie psicologiche, con un coup de foudre  di immediata introspezione o con qualche ora di colloquio, comminando psicoterapie, minacciando sanzioni terribili, quali collocamento di figli minori in casa famiglia o c.d. strutture, distacchi traumatici di bambini dai genitori sulla base di accordi sottobanco con psicologi ed avvocati della parte che deve essere favorita. Un sistema di corruzione che non ha bisogno della dazione di denaro, ma si avvale dello scambio reciproco di incarichi e nomine, che vengono ampliate con il subappalto di psicoterapie, aiuti psicologici, mediazioni familiari, sostegni alla genitorialità, aperture di spazi di ascolto a cooperative ed associazioni amiche o professionisti esterni con pagamento di fatture da migliaia di euro ad enti senza fine di lucro o parcelle da capogiro. Commistioni e profitti illeciti: cifre pesanti, metà in nero e metà fatturate chiede la consulente di parte (CTP), che assicura di conoscere bene e lavorare da molto tempo con la consulente nominata dal giudice (CTU), collega ed amica. Servizi omnicomprensivi, dunque, prendi e dai. Una gravissima commistione di interessi tra periti d’ufficio e periti di parte, nella quale l’unico collante è dato dal perseguimento di profitti illeciti in danno dei minori e dei loro genitori, come pure della collettività. Un sistema corruttivo occultato da formulette prestampate secondo teorie e orientamenti psicologici di incerta fonte e prive di qualsivoglia valore scientifico e che, in ogni caso, invadono il campo della psichiatria e neurologia, che sono di competenza del medico. Le vittime di questa carneficina ad alto reddito sono i bambini verso i quali tutti si spendono a parole di volerne il massimo bene e la migliore collocazione. Un giro di affari sporco ed indegno perché fondato sul dolore e la sofferenza dei minori e dei genitori. Il problema che siano cambiati i tempi per le modalità della corruzione non li tocca; a loro non interessa, perché l’amore dei genitori per i figli non muta nel tempo, è sempre al massimo ed il ricatto ha vita facile. Questi orribili sciacalli sono decine di volte peggiori dei signori del sistema illegale degli appalti sulle grandi opere pubbliche. Anche gli onesti sanno, ma lo raccontano in privato per negarlo in pubblico, lo sanno ma non lo sanno. Una connivenza dormiente, in quanto è più conveniente tacere, perché alla fine qualche incarico può sempre arrivare. La spartizione degli incarichi segue la regola: profitti per tutti per non creare attriti. Affinché il sistema degli incarichi e delle nomine continui a garantire guadagni illeciti a psicologi forensi, tutori, curatori speciali, educatori, mediatori, negoziatori ed cooperative ed associazioni legate a questi o dove i consulenti sono organici all’ente che si configura senza fine di lucro bisogna che ogni operazione e ogni attività si svolga con l’accordo di tutti, senza recriminazioni e senza fibrillazioni, con ricavi in proporzione ed in modo equilibrato per tutti. Solo in questo modo il sistema corruttivo rimane impermeabile ai controlli, giacché tutto appare formalmente in regola e ciascuno può trarne il proprio profitto, fatto anche di successo professionale e di visibilità. Poi accade che c’è un morto ed un bambino torturato da anni, prigioniero delle consulenti del giudice minorile, sfregiato dei suoi diritti, annullato nella sua identità, abbattuto nelle sue aspirazioni e vocazioni, nel silenzio e nella compiacenza di coloro che dovrebbero tutelarlo e proteggerlo, chiede giustizia, facendo appello al nonno materno deceduto nello sforzo di salvarlo dall’orrore e dall’abisso. Ha ragione Sant’Agostino: “i morti non sono scomparsi ma solo assenti e sta a noi vederli effettivi e ammonitori sulle quotidiane cadute”.

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