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Dic 08

LA BIOMAGISTRATURA

La biomagistratura dopo lunghe ed appassionate ricerche sul vasto campione dei politici, ha decretato che solo Craxi “non poteva non sapere”. Per Vendola, Fini, Rutelli, Bassolino, Iervolino Russo, Fassino, D’Alema e per altri illustri uomini politici l’equazione non può essere applicata. Perché? Non è dato sapere. Anche le indagini scientifiche, così come  le sentenze e per le opinioni dei Magistrati, sono insindacabili e non possono essere analizzate, contestate, criticate. Il giudizio va accettato così come esposto. Eppure la biologia è una scienza di origine antichissima. Da sempre l’uomo si è dedicato allo studio della biologia, prima in modo elementare, imparando a distinguere le piante commestibili da quelle velenose, poi in modo sempre più approfondito. I Greci sono stati il primo popolo a lasciare traccia di uno studio approfondito della biologia. Il filosofo e matematico Talete (624 – 548 a.C.) fu il primo ad intuire che molti fenomeni non avevano origine divina. Nacquero allora molte scuole di medicina, tra le quali si ricorda quella di Empedocle d’Agrigento, che considerava il sangue essenza vitale, dotata di un calore innato, poi Ippocrate di Coo (460 – 370 a.C.), che introdusse il metodo induttivo (un metodo simile a quello scientifico che sarà introdotto da Galileo nel Rinascimento). Con Aristotele (384/3 a.C. – 7 marzo 322 a.C.) la biologia si separò definitivamente dalla medicina. Tuttavia, bisogna ammettere che il rigore scientifico di un Magistrato è  al di sopra di ogni sospetto; il loro rigore è generato da una forza divina, frutto di un principio naturale che attraverso un lungo processo di filogenesi forma nascenti creature con un DNA diverso dagli uomini normali. Solo per un obbligo formale il Magistrato diventa tale, ma in realtà non vince un concorso, si appalesa per quello che è, un uomo-Magistrato, a prescindere della messa nei ruoli. E’ già Magistrato anche prima del concorso; è Magistrato dalla nascita, proprio in virtù di un DNA che lo distingue dagli altri. Quando esce dal grembo materno tutti sanno che è nato un Magistrato e per pura finzione gli assegnano un nome comune, ma dovrebbero chiamarlo Magistrato n.  1…20…201.. Non ha bisogno di studiarlo conosce il diritto per virtù propria; è la scienza infusa, la verità rivelata. Non ha bisogno di leggere i trattati, è un trattato vivente. A loro è estraneo anche il termine intellettuale, come è giusto, perché la loro non è una attività di lavoro intellettuale, il loro è un compito istituzionale, una missione dovuta al rango naturale che rivestono. Come correttamente alcuni sostengono, l’intellettuale è per definizione un cretino. L’assunto ci viene fornito dalla realtà. Infatti, l’attività che gli uomini svolgono si traduce in un mix di abilità manuale ed intellettuale, secondo le proporzioni necessarie a compiere una certa opera od operazione, dando una definizione sintetica al proprio lavoro per circoscrivere appunto l’attività che viene effettuata (medico, muratore, cuoco, avvocato ecc.). Chi si definisce intellettuale è il cretino di turno, che non sapendo fare nulla e conoscendo poco cerca di dare un senso al proprio nulla. E’ difficile dar loro torto. Concludendo cari lettori Voi “non potete non sapere”, quanto la biomagistratura sostiene.

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