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Ott 14

LA CADUTA DEGLI DEI

Due cavalli di “rozza” hanno occupato senza merito la carica di vertice della avvocatura romana. Si sono traditi a vicenda; poi riconciliati in unione di fatto hanno sposato la causa del tanto peggio tanto meglio, secondo il principio costituzionale “solo io posso fare il primo della classe”.

Una medaglia al merito per i due militi noti, troppo noti per aver usato la posizione istituzionale per fini personali, oltre ogni ragionevole dubbio.

Come insegna il Vangelo “non vogliamo la morte del peccatore, ma che si converta e viva”. Purtroppo quei due non hanno frequentazioni con le sacre scritture, sono portatori sani di una propensione spiccata all’odio, all’invidia, all’indifferenza per il bene comune, praticano la lottizzazione delle chiacchiera, della maldicenza condita con i barocchi riti dei ricorsi, dei reclami, delle opposizioni, per congestionare le sedi giudiziarie di inutili fascicoli che nessuno si incarica di leggere (o solo qualche anima pia), come sovente avviene anche per questioni più importanti.

I due compagni di strada sembrano riappacificati, uniti dalla bieca lotta verso coloro che hanno vinto le elezioni per il rinnovo dell’Ordine.

Foschi avvenimenti, scuri presagi, grida di livore, pugnalate a go go, costituiscono il DNA dei giovani cantori dei diritti e delle regole fatte in casa propria, ad uso delle nuove famiglie che si sgretolano e si ricompongono, secondo piccoli, vanagloriosi interessi di bottega.

Coloro che sono andati ad esercitare il proprio diritto di voto, devono essere cancellati dalle commissioni, dai verdetti, dalle decisioni del demiurgo burocratico, percorrendo ottusamente le tristi e penose strade del cavillo, della pochezza delle interpretazioni ermeneutiche, di antichi riti, di vergognose pratiche di potere. Funestano le vie del diritto per affermare la supremazia della discordia. Il piccolo manuale del perdente, di quello bocciato dalle urne, che tenta il miracolo della resurrezione dopo la disfatta. Il fascino discreto del nulla.

Qualche volta COGLION o nel segno, aiutati da solide amicizie nei santuari della “Giustizia”, ma il risultato positivo dura lo spazio di un mattino. Oscure procedure, operazioni opache, discutibile ortodossia giuridica per annullare l’espressione di voto. Sistemi di giudizio che confliggono con il diritto inalienabile della indicazione della rappresentanza, del rispetto della volontà dell’elettore, che, calpestando questa volontà, mortificano i principi delle regole democratiche ed annullano i diritti dell’elettorato attivo.

Sono caduti rovinando a terra, con la schiena curva, questi avvocati importanti in cerca di un successo pur che sia.

Picchiando a quei portoni, dove la legge trova un incerto asilo, hanno cercato un effimero ristoro, coltivando temerarie illusioni. Sono andati pellegrini nei luoghi del diritto, dove il dettato della norma si mastica come la gomma americana, per eludere la forza dei numeri.

La figura non è stata delle migliori, un bagliore, una speranza e di nuovo l’abisso profondo.

Velleitari personaggi, con la pistola di carta bollata, ripetono il gioco eterno del ritardo, del differimento, per oscurare la dura realtà del fallimento personale. Travolti da un insolito destino cercano invano un approdo, una spiaggia che possa lenire il male dentro della inaspettata sconfitta elettorale .

Hanno dimenticato gli studi, l’amore per la professione, la dignità, traendo vantaggio dal disprezzo altrui, compiacenti del loro improvvido ricorso, del loro incerto reclamo.

Erratici prigionieri del nulla perpetuano una coazione a ripetere nel segno dell’insulto, della rapina del giudizio, della mistificazione dei fatti, della trasparenza dell’inganno.

La fotocopia di un rituale antico volto ad inquinare il volto solare del consenso.

Un esempio alto, maestoso della millenaria figura dell’avvocato, del suo ruolo costituzionale, della sua funzione di tutela e garanzia.

Bravi, figli del dio Ade, molto bene, mancava questo ennesimo esempio di rigore, di legalità, di rispetto per le istituzioni.

Una pagina da ricordare, da porre all’attenzione dei giovani che si avvicinano alla professione.

Con perfetta osservanza

Carlo Priolo

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