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Mag 07

LETTERA APERTA ALLA A.N.M.

Al Presidente Dr. Rodolfo Sabelli ed al Segretario Dr. Maurizio Carbone dell’Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M è l’associazione cui aderisce circa il 90% dei Magistrati italiani; tutela i valori costituzionali, l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura; edita la rivista “La Magistratura”, organo dell’A.N.M., che costituisce un insostituibile patrimonio di conoscenza della Magistratura italiana. Da oltre 50 anni la Magistratura insorge quando si profila un cambiamento, una modifica del Sistema Giustizia che non trova il consenso dei Magistrati. Attacco alla autonomia ed indipendenza della funzione giudiziaria; in pericolo lo Stato di diritto; delegittimazione della Magistratura; violazione dei principi costituzionali; emergenza democratica, sono le frasi ricorrenti a difesa del presidio Giustizia garantito dai Magistrati.

Già tra il 1960 e il 1970, la Magistratura, usando l’arma dell’incriminazione, ritenne di controllare la spesa pubblica, sostituendosi al Parlamento e alla Corte dei Conti. Il caso Marotta e Ippolito? La pacata e nobile voce di Arturo Carlo Jemolo sullo sperpero del pubblico denaro da parte del giudice penale? Le critiche di autorevoli giuristi, come Giuseppe De Luca e Antonio Chiavelli e le posizioni di Calamandrei sulla questione della obbligatorietà dell’azione penale? Come non ricordare il calvario giudiziario di Luttazzi, il caso Sarcinelli, a riprova che si incarcera spesso con facilità e con leggerezza senza alcuna conseguenza per chi ha l’immenso potere di decidere misure coercitive della libertà personale del cittadino, come pure non si incarcera quando invece sarebbe necessario per prevenire esiti nefasti (vedi le morti per femminicidio, tutte le vittime avevano denunciato). In particolare la Magistratura insorge quando con periodica ricorrenza si tratta il tema della responsabilità civile del magistrato. Mentre la Giustizia grida il suo male eterno, la lesione delle sue prerogative, il decesso del suo ruolo, con questa lettera aperta non si vuole aggiungere altre dispute alle copiose e complesse questioni da risolvere, ma invitare i dirigenti della A.N.M. a dare un segno tangibile a sostegno delle loro legittime posizioni. Versare la somma di € 10.000,00 alla madre di un bambino. Un piccolo gesto di verità. Questi i fatti. Separata con un bambino di 6 anni, vittima designata dell’ex marito, stalker violento e iracondo: – risulta indagato per lesioni, maltrattamenti, violazione degli obblighi di assistenza familiare, ingiuria, diffamazione, minaccia, atti persecutori, frode processuale, peculato, firma falsa-; tentativo di soffocamento, sputi in faccia, aggressioni fisiche e psicologiche palesi ed occulte, sempre davanti al figlio. Dalla separazione, omologata dal Tribunale il 7 aprile 2011 (quella di fatto risale ad un anno prima) l’uomo conduce una ulteriore azione delinquenziale contro il figlio e la madre da fine pena mai. Il bambino, come la madre, è affetto da celiachia e/o intolleranza al glutine. In ogni caso anche il semplice sospetto dovrebbe invitare ad una alimentazione priva di questa sostanza. Il padre, al contrario, somministra a suo figlio tutti cibi contenenti il glutine (corse al Pronto Soccorso, laringospasmi/soffocamenti, arresto crescita, pericolo di conseguenze irreversibili ecc.), adducendo che si tratti di una pura invenzione della madre affetta dalla sindrome di Münchhausen (il caso più tipico di detta sindrome è quella della madre che usa la malattia di un figlio per attirare l’attenzione su di sé), accertata con una telefonata da un pediatra Dr. Pedicino, poi sanzionato dall’Ordine dei medici e dalla sindrome di alienazione parentale detta PAS (dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome), diagnosticata dalla avvocatessa che difende il padre del bambino. Ed a giustificazione delle sue plurime condotte criminali adduce che, a causa della ipocondria proiettiva della madre sul figlio (l’invenzione della celiachia clinicamente ingiustificabile), gli viene impedito di frequentare il figlio. Nel luglio del 2012 il servizio di patologia clinica dell’ospedale San Pietro – Fatebenefratelli di Roma (ritenuto dal padre del minore, con la vocazione del medico, impossibile) ha evidenziato, a seguito di accertamenti diagnostici, la presenza di anticorpi Anti-gliadina Deamidata: esito 17 ru/ml (0,1 – 10), confermata dal certificato di accompagnamento del primario del reparto, marcatore compatibile con il morbo celiaco. Sono seguiti ben cinque certificati dei maggiori esperti italiani della affezione celiaca che hanno confermato la celiaca del bambino e, comunque, l’intolleranza al glutine, con prescrizione di alimentazione priva di glutine. Tutti i cinque medici sono stati denunciati all’Ordine dei Medici dal padre del bambino. Proprio in considerazione altresì di questa prova decisiva è stato proposto davanti al Tribunale di Tivoli un ricorso per provvedimento di urgenza. Fissata l’udienza di comparizione il 27 agosto 2012, con ordinanza, emessa in data 5 novembre, il Giudice Dott.ssa Anna Maria Di Giulio dichiara inammissibile il ricorso per carenza di legittimazione ad agire della madre del bambino: la madre non può rappresentare il figlio, con condanna alla spese processuali di € 3.000,00. Viene proposto appello (reclamo). In data 22 marzo 2013 Il Collegio, composto dai Giudici Dott.ssa Francesca Coccoli (Presidente)– Dott. Fernando Scolaro (Giudice)- Dott. Alessio Liberati (Giudice relatore), emette l’ordinanza, nella quale dichiara l’errore del Giudice prime cure, (la Dott.ssa Anna Maria Di Giulio):“ritiene il Tribunale che il giudice del cautelare abbia errato, atteso che l’esperimento dell’azione giudiziaria nell’interesse del figlio è ben desumibile dal complessivo tenore dell’atto”. La madre può rappresentare il figlio, ma i Giudici si dimenticano conseguentemente di annullate la condanna alla spese processuali per € 3.000,00, anzi considerato che “la copiosa documentazione fornita da parte reclamante (la madre del minore) non ha fornito prova certa della esistenza di una intolleranza al glutine, ma solo un possibile sospetto, non seguito da quella certezza richiesta per giustificare un regime alimentare alternativo”, condannano la povera madre ad ulteriori 2.500,00 euro di spese processuali (la prova certa in medicina non esiste come insegna l’epistemologia). Successivamente la madre debitrice è stata raggiunta da un atto di precetto (intimazione a pagare) e in data 9 luglio 2013 le è stato notificato atto di pignoramento presso terzi per la complessiva somma di € 8.227,39, con blocco del c/c bancario e decurtazione mensile sullo stipendio. Sul c/c pignorato l’ex marito inizia a versare l’assegno di mantenimento per il figlio in modo da impedire l’incasso da parte della madre del minore. Anche la procedura esecutiva ha un suo costo; si conquista la vetta delle 10.000,00 euro. Chi paga per gli errori dei Giudici? Babbo Natale! Ed ecco che il Dr. Rodolfo Sabelli e il Dr. Maurizio Carbone possono ben con delibera della Giunta Esecutiva Centrale della Associazione devolvere la somma di € 10.000,00 a favore della madre del minore, inviando assegno circolare presso il mio studio – Roma Via Terenzio, 10. Il gesto darebbe concretezza e fiducia alla posizione espressa dal Dr. Sabelli “sul rischio molto alto di cause strumentali messe in atto solo per reazione a una decisione sgradita del magistrato”. Mentre il rigetto o il silenzio all’invito potrebbero accreditare significativamente le posizioni contrarie alle resistenze dei Magistrati.

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