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Ott 12

MI CANDIDO A SINDACO DI ROMA?

MI CANDIDO A SINDACO DI ROMA ???

Carlo PRIOLO romano, avvocato

Titoli professionali: Avvocato cassazionista iscritto all’albo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma; abilitato alla professione di Dottore Commercialista; attestato di Curatore fallimentare; attestato di formazione sul contenzioso societario, attestato di mediatore professionista civile e commerciale; attestato di diritto dell’informazione.

Giornalista professionista. Ha fondato la rivista “Punto Azzurro” e ne è stato direttore responsabile.

Ha insegnato diritto ed economia, ragioneria e tecnica mercantile e bancaria in scuole secondarie private; “comunicazione pubblica” presso l’Istituto Montecelio – Corso Superiore di Comunicazione.

Titoli di studio ed accademici:

Diploma di laurea in Giurisprudenza – Università La Sapienza di Roma;

Diploma di laurea in Economia e commercio – Università La Sapienza di Roma;

Diploma di laurea in Sociologia – Università La Sapienza di Roma;

Diploma di lingua inglese British School

Libri: Magistrati NO/SI; Liberalizzazioni NO avvocati; Noi Avvocati; Le Verità Altre.

Presidente delle associazioni “Cultura e Professionalità”, “Europa Insieme”, “Centro Ricerche Marketing”.

carlo.priolo@tin.it   tel. 3332957607

ROMA MUORE

Abbattuta sotto i colpi di fredde accoglienze. Patetici sapientoni ci ricordano il valore del nostro inestimabile patrimonio artistico, possibile fonte di ricchezza per tutti gli italiani, delizia delle genti di altri Paesi pronti a visitare il centro della cultura universale, a leggere i codici della nostra storia. Stracci ed odori puzzolenti ornano le vestigia di antichi monumenti, di chiese millenarie, di reperti che ricordano gli onori e le imprese dei nostri celebri padri. Uomini e donne senza dignità, protetti dall’ipocrita salvacondotto della povertà usano gli antichi marmi ricchi di un passato fausto come latrine, per offendere la vista con giacigli di carta putrida e simulate abluzioni del corpo. Un finto spirito di accoglienza, un vigliacco sentimento di pietà ferisce i luoghi sacri di Roma, la sua storia universale, la sua impareggiabile testimonianza dei padri che segnarono le sorti dell’intera umanità. Nessuno si indigna, alza la voce, protesta, piange nell’angolo. Un’opaca, colpevole indifferenza favorisce la morte di Roma ed a nulla valgono i sacrifici di Cesare e degli altri. Con la schiena piegata dalle loro colpe ideologiche, dalle loro scelte di amministratori corrotti ed inetti i romani non hanno neppure le lacrime per piangere la morte di Roma. Subiscono supinamente l’invasione dei nuovi barbari che conquistano il territorio protetto di Roma, derogando dalla legge della storia, invadendo la religiosità dei luoghi, umiliando la conquista della grande Roma padrona del mondo. Non una voce, una protesta, una indignazione. Un silenzio doloso e nefasto permette questo delitto infinito, quasi voluto, ignorando tutte le perniciose conseguenze che la muta accoglienza decreta la morte di Roma. Ormai siamo stranieri nei nostri palazzi, lungo le nostre strade, dentro i cortili dei condomini, sui sagrati delle nostre chiese, all’ombra dei nostri monumenti. Siamo stranieri per aver favorito Amministratori privi del lignaggio che ci appartiene come romani. Roma occupata dalla miseria e dalle mafie di tutto il mondo si piega al volere di una incerta ed inefficace solidarietà, che offende chi ha bisogno di aiuto e chi ha diritto ad essere accolto. Diritti, doveri, responsabilità, tutto prescritto, vige la legge della giungla, dell’occupazione abusiva della regola della prepotenza, dell’offesa alla bellezza. Ai fasti costruiti nel tempo, all’arte, al sublime viene sostituito l’insulto di incerti diritti di accoglienza e solidarietà, che pesano sui meno protetti, sui molti romani diventati poveri anche della loro storia e dei loro monumenti. Un senso di distanza che tanti nutrono nei confronti della loro amata città, una distanza che nasce dall’ambiguità di malcerti diritti esercitati dall’Amministrazione capitolina, dalla molteplicità delle ininterrotte inefficienze, di tanti significati dell’utilità dell’inutile, dalla molteplicità di tutte le eccezioni morali ed economiche. Nei tribunali a difesa dei minorenni vengono torturati i bambini, sovente la Giustizia penalizza le vittime e gli onesti, favorisce i delinquenti e i debitori. Nelle Cooperative, nelle Associazioni, tra gli esperti e consulenti dei tribunali prevale il lucro delle parcelle, lo scambio di favori, le camarille che procurano indicibili sofferenze alle vittime ed ai creditori. Un clima omertoso di dolosi silenzi, di persistenti impunità, personaggi ineffabili vengono posti sulla linea di comando. La violenza dilaga ovunque. All’angolo di ogni strada il pericolo di un agguato. Nessuno controlla, la legge non viene rispettata, la sicurezza è assente. Tutti fenomeni e temi di difficile assimilazione. Aspetti, soluzioni di problemi ben noti che verosimilmente non possono piacere né agli amici del popolo, né ai suoi nemici. Dà fastidio tanto a chi arringa le masse quanto a chi le disprezza. A coloro che riconoscono l’insegnamento della storia ed a coloro che questo insegnamento negano. I diritti di tutti sono diritti di nessuno, vincono i prepotenti; non avere nulla da perdere diventa un vantaggio. Personaggi impresentabili guidano la città e fanno incetta di errori su errori, consegnando Roma al degrado. Le ragioni di alcuni penalizzano quelle di altri, abiurare al comando, alla guida delle genti, far regredire il faticoso cammino della democrazia, invita a tornare alla legge del taglione, privilegia l’agire del più forte, anche di quelli che si avvalgono della loro indigenza. La tolleranza difetta nella sua applicazione, l’amore per l’altro si trasforma in legittima vendetta di fronte all’incapacità di governare gli eventi. Roma muore.

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