Il fondamentalismo ha più colori

L’OPINIONE

Quotidiano delle libertà

Il fondamentalismo ha più colori

di Carlo Priolo

25 novembre 2015ICA

25.11.215 fondamentalismoL’equazione il musulmano uguale terrorista è una pericolosa idiozia. Se nei libri sacri si può trovare (e sembra di no) una frase di troppo che possa incitare all’odio ciò non ha alcun effetto sui comportamenti quotidiani dei credenti. Peraltro, come ci hanno insegnato gli esegeti dei libri sacri gli stessi vanno letti nella loro totalità e con specifico riferimento all’epoca della loro creazione, essendo le condizioni di vita delle genti di molto diverse da quelle attuali. E proprio dalle condizioni di vita economiche e giuridiche bisogna sempre partire per capire ed agire.

La lunga notte della Inquisizione legittimava il terrore sugli eretici e gli infedeli con la giustificazione di una lettura ortodossa dei testi sacri. I fondamentalisti pacifisti e guerrafondai sono i primi nemici della pace e della convivenza tra popoli diversi per storia, tradizioni e religioni. Tutti gli interventi del colto e civile occidente nelle terre da liberare dal male hanno causato più danni che benefici e spiegarlo e lungo e difficile. Accoglienza di coloro che fuggono da miserie e persecuzioni, inserimento dei fratelli stranieri nelle civiltà dell’occidente sono giuste e belle bandiere, ma questi meritori dei dei fratelli stranieri nelle civiltà dell’occidente sono giuste e belle bandiere, ma questi meritori compiti non possono essere adempiuti senza capacità e altissime competenze, altrimenti si genera l’effetto contrario: respingere, chiudersi, alzare muri. Ed anche la criminalizzazione di questi conseguenti effetti contrari negativi è un’altra generalizzazione, una vittoria precaria sull’infinita complessità dei fatti. Se si verifica che alcuni autoctoni hanno meno diritti e tutele di alcuni immigrati fatalmente la rabbia e l’orgoglio porta alle guerra sante.

I primi nemici del dialogo e della fratellanza sono quelli che urlano ed accusano di razzismo gli altri, che non hanno alcuna cognizione di come si dovrebbe agire, senza capacità ed intelligenza. E’ l’eterna antinomia tra il come dovrebbe essere e il come è. Gli esempi sono molteplici e le disfunzioni e le diseguaglianze generano rabbia, odio, disaffezione, rivolta verso tutti e verso tutto. L’ingiustizia italiana è un esempio eloquente. Non uno, ma venti milioni di cittadini italiani, nati e cresciuti in Italia, subisce il sano principio costituzionale che la legge è diseguale per tutti (basta conoscere il sentire del popolo per verificare), anche se nella Carta fondante del diritto e della democrazia è scritto che la legge è uguale per tutti: bianchi e neri, cristiani e musulmani, ricchi e poveri, giovani e anziani.

Gli sceriffi occidentali da decenni, anzi da secoli, vanno in giro per il mondo esportando la libertà e la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti civili, giudicando tiranni, democrazie con a capo fantocci che rispondono a questo o a quello, condannando capi tribù e sciamani. Ma il prodotto non è stato acquistato ed allora è stato imposto con la forza ed ha causato tanti effetti collaterali più dannosi delle crociate del bene contro il male. Il male è in noi, in tutti gli uomini e non potendo estirparlo definitivamente va affrontato con la giusta medicina della riduzione del danno. Una medicina difficile da identificare, escludendo di essere i depositari della verità, che è il modo migliore per far prevalere gli interessi personali e nazionali. Non credo che prevarrà la formula del medico bravo, dello scienziato intelligente, per la semplice ragione che in politica prevale la formula del medico generico feroce assertore della terapia del pressappoco, salvo accorgersi ex post di aver errato, quando il paziente è morto.

Si può discutere per ore, mesi, anni se costruire nella città italiane delle moschee per consentire ad oltre un milione di musulmani di pregare? E dove dovrebbero pregare, nel garage di casa? Ci sarà qualche potenziale terrorista che va a pregare insieme agli onesti e bravi musulmani? Forse sì. Ed allora? Alcuni mafiosi sono molto religiosi e devoti, leggono la Bibbia. Gli esempi sono diversi e recenti (ha preteso che la processione si fermasse sotto la sua casa). Tutti i parrocchiani sono mafiosi? Se per catturare un terrorista è necessario vietare i luoghi di culto siamo senza speranza. Nel mondo arabo non c’è una parità di comportamento? Convertiamoli alla parità di comportamento con le opere e con i fatti, iniziando per primi. Forse come dice il Presidente Renzi occorre continuare a rottamare, a rottamare e chiamare alla guida dei popoli quelli bravi e decisi non soltanto a riformare, ma anche a rivoluzionare per la rinascita. Rottamare in tutti gli ambiti e in tutte le direzioni, nessuna esclusa.

Purtroppo e va detto senza malizia molti di quelli che hanno preso il posto dei rottamati non sono all’altezza del compito e molti rottamati non erano da rottamare. Cerchiamo di non rottamare milioni di musulmani, più o meno moderati, ed insieme provare a cambiare e progredire. Si potrebbe dire ad alcuni Magistrati italiani “not in name the law applies to everyone”. Oggi in occidente una madre ed un bambino, vittime di torture e persecuzioni, hanno paura della Giustizia.

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Deponete le armi

L’OPINIONE

Quotidiano delle libertà

Deponete le armi

di Carlo Priolo  20.11.2015

Deponete le armi 20.11.2015Deponete le armi e non solo i kalashnikov ak 47, ma anche quelle della parola, a volte più pericolose, perché dopo le parole vengono le decisioni. Il giorno dopo il massacro di Parigi, prima della conta ufficiale dei morti e delle lacrime di parenti ed amici, in Italia è andato in scena il solito défilé mortuario, le solite facce di commentatori, di esperti, di rappresentanti del popolo e delle istituzioni che hanno stancamente alimentato il c.d. confronto di idee e posizioni, con i soliti espedienti dialettici riferiti alla politica interna italiana privi di senso, un eterno tentativo di opaco ricorso alla ragione che non c’è.

Posizioni personali indimostrate prive di qualsiasi esame dei fenomeni, in assenza di dati empirici e soprattutto non avendo la responsabilità del governare e, quindi, di agire con tutte le conseguenze relative. Un vago chiacchiericcio fatto di apparizioni audio video, stando alla finestra, di fronte alla tragedia del terrorismo globale ed al dolore. Se avessero osservato non un minuto di silenzio, ma qualche giorno avrebbero evitato di aggiungere alla tristezza del momento una ulteriore dose di pericolo, considerando che sentendo tutte quelle ovvietà, il timore dei cittadini si è innalzato con progressione geometrica. Non sono stati esenti neppure i conduttori per non parlare dei noti opinionisti che da 20 anni ci tediano con le loro approssimazioni e le loro previsioni puntualmente errate.

L’argomento della paura è stato il più gettonato e sul tema quelli del posto fisso in video hanno toccato vette insperate di banalità e inettitudine. Mi hanno ricordato un caso giudiziario di una madre e suo figlio minorenne torturati, sistematicamente aggrediti, perseguitati e vessati dal solito ex marito e padre potenzialmente femminicida, che sono stati obbligati dal Giudice a sottoporsi a terapia psicologica e privazioni per liberarsi della paura ed accettare di essere torturati ed avere nei confronti dell’aggressore una predisposizione accogliente. Forse siamo stati fortunati, forse le nostre forze dell’ordine sono più brave di quelle degli altri Paesi, forse la politica italiana tanto criticata è stata illuminata e lungimirante nell’essere equilibrata nei confronti dei belligeranti in medio oriente o forse è stato l’insieme di questi fattori a consentire di non essere stati sfregiati dal terrorismo fondamentalista. Ma quale che sia la scelta strategica, di difficile elaborazione, per contrastare il terrorismo internazionale, come si può affrontarlo con la nostra pubblica amministrazione e con la nostra amministrazione della Giustizia?

I due strumenti operativi necessari per adottare qualsiasi tipo di politica estera ed interna. Non funziona nulla neppure per le piccole esigenze e necessità. Non è difficile da capire che l’inefficienza genera malessere e rabbia ed alla lunga le reazioni possono superare i limiti delle umana convivenza. Nel mezzo della strada dove abito da giorni c’è una bombola (almeno sembra) del gas abbandonata. Una zelante signora ha prima chiamato i vigili del fuoco, ma non è di loro competenza, poi ha chiamato la polizia municipale, ma non è di loro competenza, poi ha chiamato l’AMA, ma non è di loro competenza. Sembra sia un rifiuto speciale. La competenza dovrebbe essere della signora che ha chiamato! Se Voi che ci rappresentate, compresi opinionisti e commentatori vi volete interessare concretamente del problema terrorismo fondamentalista deponete le armi e imitate i missionari. Andate a predicare nei luoghi del martirio, rischiando la vita senza avere paura.

Qualcuno morirà, ma qualcuno verrà ascoltato e così la politica, quella con la P maiuscola, potrà ottenere qualcosa, perché coloro che oggi uccidono possono convertirsi al bene, così come si sono convertiti al male, ed intraprendere il cammino della misericordia. Quelli che non hanno tanto coraggio e restano in Patria possono dedicarsi a riformare la pubblica amministrazione allargata (se ne discetta da 60 anni) e soprattutto l’amministrazione della Giustizia italiana, senza quelle inutili polemiche, che sono utili al dominio sull’altro da te per far emergere la pochezza del proprio io. Non è poca cosa. Ricordate i magistrati che difendevano la giudice Forleo vittima della “denigrazione di alte cariche politiche”. Forse avevano ragione: il rifiuto dell’equazione guerriglia-terrorismo.

 In altre parole la giudice Forleo, “esercitando le prerogative di indipendenza e imparzialità che dovrebbero essere più che normali, doverose per qualsiasi magistrato, si è giustamente rifiutata di avallare servilmente l’equazione guerriglia uguale terrorismo che gli imperialisti e guerrafondai e i loro pennivendoli, nonché i P.M. con l’elmetto alla Stefano D’Ambruoso, vorrebbero si applicasse alle lotte di liberazione”. “E ha stabilito che per sostenere l’accusa di terrorismo occorre provare questa specifica finalità, e cioè “azioni di terrore indiscriminato verso la popolazione civile” come sancisce l’art. 18/2 della convenzione Onu, altrimenti si ricade nel legittimo esercizio della guerriglia come prevede la convenzione stessa.

Fuori da questo quadro legale, infatti, “porterebbe inevitabilmente a un’ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo”, puntualizza Forleo, tanto più che “nel conflitto in questione strumenti di altissima potenzialità offensiva sono stati innescati da tutte le forze in campo”. Inoltre per la Gup Forleo non risulta nemmeno provata l’appartenenza degli imputati all’organizzazione di Al Zarqawi, e neanche “legami penalmente rilevanti” con “responsabili di attacchi di pacifica natura terroristica”. E per di più risultano inutilizzabili anche i dati forniti dai servizi segreti stranieri, perché affetti da “inutilizzabilità patologica”. Ossia, sembra di capire, privi di valore legale in quanto puramente arbitrari e senza sostegno di prove documentate: magari “validi” per la legislazione americana basata sul semplice sospetto, ma non (ancora) per quella italiana formalmente ancorata allo Stato di diritto. Lascio a chi legge il commento.

                         

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