MAGISTRATI, SENTENZA DI ASSOLUZIONE

Attaccamento al lavoro, disagio nell’esercizio della funzione giurisdizionale, scudo alla delegittimazione, difesa della Costituzione, apertura di fascicoli contro il Governo, invito al senso di responsabilità, massima produttività nel lavoro, queste le parole d’ordine della Magistratura, urlate a microfoni aperti dai vertici della ANM.

Ma allora chi deve essere chiamato a rispondere di 10 milioni di processi pendenti, delle attese siderali, 12/17 anni?

Siamo sicuri che i P.M. indagano senza riguardi per alcuno?

Con la connivenza di una parte della stampa e della TV, si è generata la figura falsa di un magistrato onnipotente, onnisciente, incorruttibile e sovrano, imparziale, soggetto solo alla legge. Guasti irreversibili, sentenze a go go, iniziative pericolose, interpretazioni giurisprudenziali avventuristiche, rappresentano il quotidiano esercizio della giustizia.

Da oltre 30 anni,  con monotona ingenuità, o alla vigilia di una elezione o in altra significativa occasione politica, dopo anni di gestazione istruttoria, l’opinione pubblica viene investita dell’ennesimo scandalo giudiziario che farà irrimediabilmente arretrare il Paese.

Basta il sospiro di una critica, di una osservazione non celebrativa, che prontamente si  solleva la corporazione dei magistrati in difesa della intera categoria, oltre ad una serie di settori e personaggi interessati a difendere i santuari intoccabili della magistratura, sottratti a qualsiasi indagine, ispezione o analisi oggettiva.

“Rispetto per le decisioni dei magistrati”  “ i magistrati applicano la legge ed agiscono secondo le regole”, queste le parole del Dr. Giuseppe Gennaro, già presidente della Associazione Nazionale Magistrati. Parimenti; per altra vicenda, così l’eroica dott.ssa Clementina Forleo, al tempo GIP del Tribunale di Milano: “ha vinto il diritto”, “rimarrò soggetta solo alla legge”, “i politici sono pervicacemente riluttanti ad ammettere le proprie debolezze”. L’ultima lezione, come sempre, è del dott. Giancarlo Caselli (Proc. Gen. Trib. di Torino) che sul tema sicurezza e sulla connessa legalità orgogliosamente ci ricorda di non mettere assieme problemi molto diversi fra loro: la criminalità organizzata, quella comune e la microcriminalità (lo sforzo di analisi mi sembra encomiabile).

Pesano come un macigno

10 milioni di processi pendenti,

20 milioni di cittadini in attesa di una risposta

ma nessuno risponde, le responsabilità sono sempre altrove, i giudizi dei Magistrati sono autocebebrativi, la sentenza che emettono su se stessi è di ASSOLUZIONE.

La lunga stagione di “supplenza” giudiziaria, nata già dal lontano 1960/70, non tarda a finire e rischia di rivelarsi controproducente per la stessa funzione di giustizia. L’assunzione da parte dell’ordine giudiziario, di funzioni suppletive, per vuoti ed inefficienze di altri poteri dello Stato, comporta suggestioni e tentazioni di gestire un potere reale, non giurisdizionale ed in larga misura improprio alla giurisdizione.

Una coazione a ripetere nel segno dell’infallibilità, dell’indipendenza, della totale abnegazione al proprio dovere, nel rispetto della consegna del silenzio sulle vicende passate e recenti del mondo della Magistratura. Una lunga catena di errori, sentenze sorprendenti, giudizi imbarazzanti.

L’imputato principe, il vettore  negativo della malagiustizia è per definizione il politico, giova ricordare che ogni rappresentante di categoria, ogni gruppo, movimento, singolo individuo che ha visibilità può, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, parlare ed influenzare l’opinione pubblica e, declinante automatismo, fare politica,  svolgere il ruolo di opinion leader e conseguentemente rendersi responsabile del pessimo funzionamento dei settori in cui è articolata una società.

Le variabili del sistema Giustizia sono molteplici: Parlamento, Ministro della Giustizia (ben 14 dal 1990 ad oggi), Corte Costituzionale, Magistratura, CSM, ANM (Associazione nazionale Magistrati). Occorre cambiare approccio, mettere in discussione le basi di un sistema che non funziona e difficilmente può essere corretto con interventi di dettaglio. La Giustizia va analizzata come fenomeno sociale ed affrontata con gli stessi strumenti delle scienze sociali.

Va posta la domanda: perché i Magistrati con la Costituzione in mano, escono dall’aula dove si celebra l’inaugurazione dell’anno giudiziario, fanno sentire la loro vibrante protesta, solo in poche, politicamente utili, circostanze?

L’Ordinamento Giudiziario risale al 1941. Dopo più di 60 anni è stato riformato. Una riforma ampiamente contestata dai magistrati. L’attuale ordinamento penitenziario risalente al 1975 ha finito per dissolvere la certezza della pena. Il codice penale, codice Rocco fascista, non è stato mai completamente riformato. Il codice di procedura penale, vecchio ormai di 22 anni, presenta aspetti e contraddizioni, a detta di tutti, imbarazzanti.

Perché i Magistrati, che legittimamente partecipano alle piazze di questo o quel partito movimento, non scendo in piazza, con la Costituzione in mano per dare luce alla notte della Giustizia?

Si discetta  sui “principi”, “sulle regole” della azione giudiziaria, si stigmatizzano comportamenti difensivi, si esalta il rigore del Pubblico Ministero, il trionfo del Giustizia così come viene ufficiata, la conclamata irreprensibilità dei suoi esecutori. I magistrati legittimamente si candidano alle elezioni per il Parlamento, ma appena eletti si dimenticano dei problemi della Giustizia.

Al pubblico, al cittadino consumatore-utente non interessano i santuari intoccabili della Magistratura, le interne vicende della istituzione giudiziaria, la passione delle correnti, le scalate per gli incarichi. Il Paese vorrebbe vedere i padroni della Giustizia tutti i giorni in prima linea per organizzare una amministrazione della giustizia efficace, efficiente, giusta.

 

Carlo Priolo

 

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IL FASCINO DISCRETO DEL PRESSAPPOCO

IL FASCINO DISCRETO DEL PRESSAPPOCO 

 Ill.mo Dott. Giancarlo Caselli

  Procura della Repubblica

   Tribunale di Torino

Preg.mo Dottore,

qualche settimana fa in un dibattito nella sede televisiva del partito comunista italiano, Ballarò, ci ha deliziato con quella lezioncina di educazione civica sulla indipendenza della magistratura e sulla obbligatorietà della azione penale.

Dica che da oltre 20 anni alcuni Suoi colleghi  deliberatamente debordano dal territorio di competenza per occupare spazi di altri poteri, violandone l’indipendenza.

Dica che sovente la Magistratura ha dettato i tempi e i modi della azione politica, ha condizionato il Governo del Paese.

Dica che i simulacri dell’indipendenza della Magistratura e della obbligatorietà dell’azione penale possono tradursi in un forte potere discrezionale, che esercitato da qualche ben intenzionato giovanotto/a, preso dal furore dell’onnipotenza, lo spinga a fare, come direbbe quel genio del giornalista Travaglio, come c….   gli pare.

Dica che magistrati di spicco, facendo finta di essere integerrimi, con operazioni ad alta risonanza, utilizzando visibilità a basso costo, tracimano in politica. Un successo pur che sia, deciso dai titoli dei giornali, per poi  sedersi in  Parlamento (deputati o senatori), nel Governo ( sottosegretari, direttori generali, consiglieri); trovare facile elezione come consiglieri regionali e comunali, sindaci, assessori. Assistiamo increduli all’ennesimo siparietto di una eroina in cerca  di consensi (già si è costituita una folta tifoseria), pronta ad entrare nell’esercito dei salvatori della Patria, che indagano poliziotti, processano carabinieri, liberano terroristi e delinquenti, difendono violenti rivoluzionari, paladini di una nuova democrazia.

Dica che sono pendenti 10 milioni di processi e 20 milioni di cittadini della Repubblica attendono una risposta e quando giunge è fuori tempo massimo.

Dica che ascolta quotidianamente il grido di dolore di coloro che hanno subito una ingiustizia senza giustizia, delle donne stuprate in pieno giorno, percosse, schiavizzate; dei kamikaze in libera uscita; dei terroristi a parcheggio gratuito; delle rapine pret a porter; dei sequestratori dietro la porta; dei signori del raket legittimati dall’inerzia; della lunga catena di omicidi impuniti, di morti senza una ragione. Violenze quotidiane di ogni tipo, prevaricazioni, soprusi; cittadini vessati,  mortificati subiscono la prepotenza dell’illegalità di fronte alla impotenza di una Giustizia che non c’è.

Amnistie, indulti, esecuzione della pena a go go, sconti, saldi a prezzi stracciati, riabilitazioni indolore, è il lungo elenco dell’inefficienza, della pochezza, del conclamato fallimento del nostro sistema Giustizia.

Terroristi in cattedra, sugli scranni del Parlamento, in prima fila nelle istituzioni, accaniti sostenitori della abolizione della pena di morte (Sergio D’Elia pluriomicida in concorso).

Vittime del terrorismo dimenticate, umiliate, sbeffeggiate, ingannate da una giustizia inadempiente.

Dica che alcuni suoi colleghi (fortunatamente pochi, ma decisivi)  fanno politica a tempo pieno a spese dello Stato.

Dica che una buona parte esercitano la funzione giudiziaria con arroganza, con punte di megalomania, terrorizzando i difensori, forti del potere di decidere; impartiscono lezioni calpestando la reputazione e l’onore degli altri operatori del diritto.

Dica che non tutti sono eccellenti, saggi, colti, equilibrati, preparati; che forse non sono molti coloro che hanno radicato il senso della Giustizia, che sono portatori sani della cultura della tolleranza, che sono  consapevoli della inadeguatezza degli strumenti di accertamento della verità.

Dica che i magistrati si giudicano da soli: controllori e controllati sono sempre magistrati.

Dica che i magistrati non sono immuni da responsabilità, che come in tutte le categorie esistono aspetti e situazioni poco nobili e che se l’amministrazione della giustizia è al capo linea forse qualche responsabilità debba essere ascritta anche ai magistrati.

Dica che i Ministri della Giustizia della Repubblica Italiana sono e sono stati quasi tutti ostaggio dei magistrati.

Dica che in Francia la prescrizione dei reati non viene mai applicata, perché i magistrati concludono i processi prima del tempo della prescrizione. Tre gradi di giudizio in 8 mesi.

Dica che l’ordinamento giudiziario è del 1941 e dopo 68 anni ancora non è stato possibile riformarlo.

Dica che i magistrati, invece di discettare sulla separazione delle carriere, sulla abolizione della progressione automatica, sulla delegittimazione della Magistratura, sono impegnati a rimuovere il volto opaco della Giustizia, a ristabilire la fiducia dei cittadini in una Giustizia sfigurata, polverizzata, azzerata da decenni di fallimenti, di inutili convegni, dibattiti, relazioni, documenti, programmi.

Dica che vi fate carico di dare una risposta seria, civile, efficiente a 20 milioni di cittadini.

Dica tutto questo e noi, avvocati, operatori del diritto, saremo al Suo fianco fino a che morte non sopraggiunga.

Mi rivolgo a Lei, dott. Caselli, perché Le riconosciamo autorevolezza, professionalità, competenza, statura internazionale.

Roma 23 luglio 2007                                                              Carlo Priolo

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