DE MAGISTRIS, ALLA RICERCA DEL NUOVO

Tutti alla ricerca del nuovo: nuova Repubblica, nuova destra, nuove prospettive, alleanze per il nuovo, nuove fondazioni (Fare futuro, Generazione Italia, Italiani europei, Nuova Italia, Nuovo PSI, Nuovi liberali ecc.), nuovi pensatoi, nuovi percorsi in comune, nuove idee.

Anche lui,  il nuovo crociato  contro il Maligno, il male eterno, al secolo l’ex magistrato De Magistris  non poteva mancare al mercato del nuovo. Un nuovo comitato promotore per la manifestazione “Nuova Resistenza” collegata con l’altra “In movimento” per aggregare le forza nuove della sinistra libertaria, ecologista, radicale, comunista e liberare il santo sepolcro della democrazia, della libertà dal berlusconismo, dal  nemico per antonomasia, Berlusconi.

Un nuovo agire politico per mettere in moto masse di popolo, rosso, rosa, bianco, viola a costo di sforzi inimmaginabili, per liberare il Paese dagli eretici, dai nemici della democrazia e delle libertà, per contrastare i pagani populisti, gli infedeli.

Una nuova politica per costruire una nuova sinistra, annullare i teatrini e parlare di programmi, porre all’attenzione dei cittadini i veri problemi: l’acqua, il nucleare, scegliere politici credibili, queste le parole d’ordine del sedicente nuovo politico De Magistris, che con il piglio del pubblicitario esperto arringa la folla dei figuranti, pagati dalla TV, per trascrivere in un alfabeto comprensibile quello che dicono gli eroi del nulla militanti nel partito di Di Pietro.

Fallita la carriera in Magistratura, intrapresa, intercettando tutta Italia, si è riciclato politico a tempo pieno, prima come europarlamentare adesso come emergente leader maximo, aspirante alla leadership del centrosinistra. L’irrequieto ex magistrato tenta di attenuare l’impeto borgataro di giustiziere di giorno e con sapiente finta tolleranza si candida alla guida del nuovo popolo di sinistra orfano dei vecchi padri del PCI, avviando nuovi laboratori di cultura.

Si, si parla proprio di nuova cultura. Forti cognizioni di economia, una certa saggezza sociologica, qualche puntuale richiamo storico costituiscono l’aplomb del nuovo politico emergente De Magistris. Uno tosto, faccia torva, atteggiamento sprezzante, piglio spavaldo, il nuovo che ci voleva per la soluzione dei problemi del Paese, martoriato dalla crisi economica. Anche il cognome dice tutto, un Magister, ci penso io. Uno che non sbaglia mai, un vero cazzuto.

Questo è il nuovo che avanza, i nuovi demiurghi per salvare il Paese. I gladiatori al servizio della causa del bene comune. Si, in effetti questo De Magistris ci mancava. Il percorso politico è dèjà vu, qualche inchiesta scottante, un pacchetto di avvisi di garanzia, un paio di apparizioni mirate, due, tre articolo sui quotidiani nazionali e il gioco è fatto. Un invito a Ballarò e ballando, ballando eccolo in Parlamento (europeo per il momento).

Il giovanotto, tuttavia, avrebbe bisogno di un piccolo ritorno al vecchio passato, di un corsetto accelerato nei luoghi pii della formazione politica dei quadri al tempo di Fanfani o in quello più modesto delle Frattocchie. Ora l’unica scuola serale di formazione politica sono i corsi tenuti dalla Lega Nord, dove avrebbe molto da imparare.

Il neo politico parla del nuovo (aggettivazione ricorrente dal 1992 nelle proposte della sinistra); la sua proposta appunto nuova sarebbe la lotta al belusconismo, con un duplice scopo difendere gli italiani dall’invasione della prepotenza della maggioranza ed assicurare agli italiani il dominio e la riappropriazione delle istituzioni repubblicane, ritenute occupate indebitamente dal “demonio”.

Il nuovo pensiero unico della nuova sinistra demagistriana, l’idea-guida, la bandiera dove militare tutti uniti  sarebbe “a morte Berlusconi” e si continua così a perdere in tutti gli appuntamenti elettorali.

Veramente una idea innovativa, che inciderà nella storia di questo Paese ormai ad “una deriva autoritaria” (altra parolina ricorrente).

Bisognerebbe spiegare al nuovo Che Guevara (Ernesto Guevara del la Serna) delle manette ai corrotti che il mestiere del politico è una cosa seria, bisogna stare tra la gente, sul territorio, affrontare i problemi quotidiani, avere grandi competenze di economia, di diritto, di urbanistica, di antropologia, di scienza delle comunicazioni e anche di matematica, aver letto almeno i classici dell’ottocento e dei primi del novecento (Freud, Marx, Weber, Pareto, Mosca, e poi Sartre, Keynes, Dahrendorf, Galbrait e via cantando). La crisi del 1929 spiega Galbrait è in gran parte dovuta alla caduta verticale della fiducia, si proprio della fiducia, illustre Magister. E dire che la crisi è in gran parte superata, che il Paese sta di nuovo crescendo sono le dovute dichiarazioni che un politico deve fare, anche se non è vero, perché per far ripartire l’economia occorrono forti iniezioni di fiducia.

Questo dovrebbe sapere il nuovo  Zar dell’opposizione.

Carlo Priolo

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